domenica 28 marzo 2021

Da oggi il blog non sarà più aziendale ma ambientale.Sarà il blog SALVIAMO IL MAGNODENO.Se qualcuno vorrà.
OSSERVAZIONI AL PROGETTO DI AMPLIAMENTO DELLA CAVA DI VAIOLO ALTA SUL MONTE MAGNODENO A LECCO A cura del Comitato “Salviamo il Magnodeno” OSSERVAZIONI CAPITOLO 6 - QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE, ANALISI DEGLI IMPATTI, MITIGAZIONI E MONITORAGGIO DELLO STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE RELATIVO AL PROGETTO DI GESTIONE PRODUTTIVA DELL’ATEi3 CAPITOLO 6.9 – PAESAGGIO ED ECOSISTEMI PREMESSA Alla luce delle ultime acquisizioni, il paesaggio viene definito come: “Sistema paesaggistico ovvero Paesaggio, Patrimonio culturale e Beni materiali: insieme di spazi (luoghi)complesso e unitario, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali, umani e dalle loro interrelazioni, anche come percepito dalle popolazioni. Relativamente agli aspetti visivi, l’area di influenza potenziale corrisponde all’inviluppo dei bacini visuali individuati in rapporto all’intervento” (fonte: ISPRA) La scelta di utilizzare il termine “Sistema paesaggistico è scaturita dalla volontà di includere, in una prospettiva sistemica, i diversi aspetti che contribuiscono alla caratterizzazione di un contesto paesaggistico che viene effettuata attraverso diversi aspetti che contribuiscono alla caratterizzazione di un contesto paesaggistico che viene effettuata attraverso la conoscenza e la determinazione della qualità complessiva. Il “Sistema paesaggistico” è stato quindi considerato (analogamente, ad esempio, al fattore Biodiversità) un macro-fattore che rappresenta un sistema complesso e unitario di oggetti (elementi) e di relazioni, così come percepito dalle popolazioni coinvolte, comprendente i fattori Patrimonio culturale (quindi Beni culturali e Beni paesaggistici) e Paesaggio (nella sua percezione più ampia), insieme ai Beni materiali (sistemi residenziali, turistico-ricreazionali, produttivi, infrastrutturali), coerentemente con quanto indicato dal D.Lgs 152/2006. Congiuntamente alle indicazioni della Convenzione Europea del Paesaggio del maggio 2006, è stata definita questo nuovo concetto di paesaggio. In riferimento al quadro legislativo che regola le valutazioni sull’impatto paesaggistico, si segnala a pag. 18 del SIA, l’assenza del D.Lgs. 152/2006 e del 104/2017 che lo modifica attuando la Direttiva VIA 2014/20/UE. Di quest’ultimo decreto, pur mancando i decreti attuativi, rimane l’importante riferimento derivante dal consesso dell’Unione Europea in tema paesaggistico. In aggiunta, non risultano i riferimenti prettamente tecnici e operativi quali il DPCM 12.12.2005, un testo breve di 4 articoli la cui rilevanza è data dall’allegato “Relazione Paesaggistica” che rappresenta il vero e proprio strumento operativo per la stesura di una relazione paesaggistica. Da questo allegato si riportano alcuni passaggi importanti: “4) Documentazione relativa a tipologie di interventi od opere di grande impegno territoriale Pertanto, gli elaborati dovranno curare, in particolare, le analisi relative al contesto paesaggistco, ed all'area in cui l'opera e/o l'intervento si colloca e che modifica e mostrare la coerenza delle soluzioni rispetto ad esso mediante: … 2. Rilievo fotografico degli skyline esistenti dai punti di inter-visibilità, come indicati nella planimetria che evidenzi la morfologia naturale dei luoghi, il margine paesaggistico urbano o naturale a cui l'intervento si aggiunge o che forma, la struttura periurbana in cui eventualmente l'intervento si inserisce. … 4. Documentazione di progetto e/o fotografica delle soluzioni adottate per interventi analoghi nelle stesse zone13, o in altri casi significativi realizzati in aree morfologiche o d'uso del suolo simili.” Da pag.394 del SIA IL PAESAGGIO LECCHESE Il Piano Territoriale Regionale (P.T.R. 2010) della Lombardia è strumento di indirizzo generale per lo sviluppo del territorio: esso formula la “visione strategica” della programmazione regionale in rapporto con il contesto fisico, ambientale, economico e sociale. Per quanto riguarda gli aspetti paesaggistici, la Regione Lombardia dispone dal marzo 2001 di un Piano Territoriale Paesaggistico Regionale (P.T.P.R.) che costituisce un quadro di riferimento per la pianificazione paesaggistica. Per dare attuazione alla valenza paesaggistica del P.T.P.R., secondo quanto previsto dall’art. 19 della L.R. 12/05, gli elaborati del P.T.P.R. vengono integrati, aggiornati ed assunti dal P.T.R. che ne fa propri contenuti, obiettivi, strumenti e misure. Il P.T.R., limitatamente agli aspetti paesaggistici, inserisce il territorio del comune di Lecco: - nell’ambito geografico del lecchese; - nell’unità della fascia prealpina e in particolare nel paesaggio della montagna e delle dorsali. E’ importante ricercare la sintonia tra la VIA e le visioni strategiche quali il PTR. Come riportato a pagina 337 del SIA, il territorio è caratterizzato dalla “panoramicità”: “Per la loro felice esposizione le Prealpi possiedono i migliori belvedere panoramici della Lombardia, facilmente accessibili e tradizionalmente celebrati dalla frequentazione popolare. Si tratta di cime, terrazzi, balconate aperte sui laghi o sulla pianura,…” Per quanto riguarda gli strumenti comunali, il PGT del Comune di Lecco, nella sezione dedicata al DdP, assegna all’ambito estrattivo una classe di sensibilità elevata in un’area dove la pressione antropica non appare particolarmente elevata e nel contesto prevalgono gli elementi di naturalità rappresentati da boschi di latifoglie a densità media-alta e, poco più distanti, prati (Figura 6.9.9 del SIA). La presenza di prati in prossimità della cava viene accentuata dallo schiacciamento ottico che, guardando dalla Città, avvicina le aree di Neguggio e Campo de Boi. CAPITOLO 6.9.3) VALUTAZIONE DEGLI IMPATTI Entrando nel merito del SIA eseguito per conto di Unicalce, si vuole previamente illustrare l’inquadramento generale che lo studio premette alle valutazioni di merito (cap. 6.9.3.1) Considerazioni generali): Da queste premesse, si evince una molto positiva, quasi benefica, derivante dalle attività di ripristino a fine progetto. Fatta questa premessa, lo studio prosegue con il cap. 6.9.3.3) Linee d’impatto potenziale da cui si evince che sebbene buona parte dell’escavazione proseguirà approfondendosi fino a raggiungere i 500 mt slm e quindi escludendo un’espansione cartografica dell’area estrattiva, la zona Nord-NordEst sarà, invece, soggetta ad escavazione. Si ricorda, a riguardo, gli estratti del SIA (pag.392) che riassumono la superficie produttiva d’intervento. Il capitolo 6.9.3.3) Linee d’Impatto descrive gli ambiti di intervento produttivo, le conseguenze sull’area in esame e le conseguenti valutazioni paesaggistiche. Alla luce delle osservazioni della prossima sezione, riteniamo che il passaggio riportato in seguito, sottostimi l’impatto paesaggistico con un approccio fiducioso (“buona capacità di assorbimento visuale”) e in parte viziato dalla metodologia che illustreremo nella prossima sezione. 6.9.3.4) METODOLOGIA PER LA STIMA E LA VALUTAZIONE DEGLI IMPATTI SUL PAESAGGIO: L’IMPATTO VISIVO Senza entrare ulteriormente nel dettaglio, il capitolo trattato, rappresenta la parte tecnica con cui l’azienda proponente valuta gli scenari d’opera (attuale, in itinere, conclusione, ecc…) e i conseguenti impatti sulla componente paesistica. Per eseguire tale valutazione, a pag. 394 si riportano e identificano quattro tipologie di indicatori: “naturalistico”, “antropico”, “storico” e della “percezione del paesaggio”. Riportiamo un passaggio del SIA che caratterizza l’indicatore “percezione del paesaggio”. La metodologia presentata, oltre a dover essere confrontata con un necessario aggiornamento sui riferimenti del quadro legislativo d’ambito riportati nel capitolo “Premesse” del SIA, propone il riutilizzo di alcuni punti d’osservazione già precedentemente utilizzati in precedenti autorizzazioni (ultima del 2017). Nella mappa riportata (figura 6.9.10) del SIA, sono individuati i punti utilizzati per la valutazione paesaggistica. I punti in movimento (o delle visuali dinamiche), identificati con le lettere A B e C, valutano gli impatti sul paesaggio dalle principali arterie di scorrimento stradale dell’areale. I numeri 1,2,3,4 identificano le osservazioni dai punti fissi. Punto 1: ponte Kennedy. Punto 2: Via Fratelli Bandiera Punto 3: V.le Montegrappa, zona Villaggio Punto 4: zona Via ponte Alismasco OSSERVAZIONI I punti fissi presi in considerazione, per quanto in continuità alle precedenti VIA, rappresentano una visione molto parziale della realtà cittadina. Si tratta, infatti, di punti presi soltanto dalla parte inferiore della Città che, o per prossimità nei confronti del massiccio del Magnodeno (punto 3), o per altimetria, sottovalutano gravemente gli effetti sul paesaggio. Sono, infatti, totalmente esclusi tutti i quartieri di “Lecco Alta” ma anche buona parte dei quartieri di Castello, Olate e limitrofi. Riportiamo di seguito alcune visualizzazioni del sito estrattivo da vari punti della Città che riteniamo dovrebbero essere presi maggiormente in considerazione anche alla luce dello sviluppo turistico sui cui si sta concentrando la Città da tempo quali, in primis, la localizzazione dell’ostello cittadino. Segnaliamo, inoltre, ulteriori siti di rilevanza turistica, proprio in seno alla loro vocazione anche panoramica, quali: la funivia per Erna, sviluppata sia dal suo piazzale che dal Pizzo stesso (di cui non alleghiamo foto), piuttosto che il nuovo sentiero di turismo lento della “Valle del Ferro”. Ribadiamo, inoltre, che vista l’adesione alla “Convenzione delle Alpi”, una valutazione degli impatti paesaggistici che prenda in considerazione i punti di osservazione posti anche sulle cime lecchesi o nelle loro prossimità, rappresenterebbe un approccio serio ed organico alla vocazione turistica e storica che la Città vuole possiede e su cui vuole sviluppare buona parte della sua attrattività

venerdì 7 agosto 2020

 Buongiorno, faccio i miei migliori auguri, a tutti, in particolare a chi scriverà ancora su questo blog. Nato per dare la possibilità di esprimere il  propio pensiero a chiunque lo volesse. GRAZIE

mercoledì 25 marzo 2020

Ciao faccio un augurio a tutti , affinchè vada  tutto per il meglio.

lunedì 1 gennaio 2018

2018

Auguro a tutti un anno 2018 sereno e felice , speriamo che si possa perlomeno discutere.  Ciao

lunedì 13 novembre 2017

Guardare oltre


Nel ghetto libico dei trafficanti di uomini: la foto dell'orrore. E' caccia al feroce generale Alì

Nel ghetto libico dei trafficanti di uomini: la foto dell'orrore. E' caccia al feroce generale Alì
Violenze e torture atroci nel Ghetto di Sabha: ecco la foto dell'orrore  
Per la prima volta, entra a far parte degli atti dell'inchiesta coordinata dalla Dda di Palermo uno scatto proveniente dall'interno della fortezza di Sabha posta al confine del deserto: usciti vivi in sette, i migranti, costretti a subire torture e violenze atroci hanno trovato il coraggio di collaborare con la polizia
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PALERMO - In sette, usciti vivi dal Ghetto di Sabha, la più spaventosa delle prigioni dei trafficanti di uomini in Libia, hanno trovato il coraggio di collaborare con la polizia e la magistratura italiana, accusare e riconoscere alcuni dei loro carcerieri e ora aiutare gli inquirenti nella caccia al feroce "generale Alì", il capo dei miliziani che gestiscono la fortezza al confine del deserto in cui sono tenuti prigionieri centinaia di migranti costretti a subire torture e violenze atroci per chiedere alle famiglie altri soldi come riscatto per la loro liberazione.

Per la prima volta, una foto proveniente dall'interno del Ghetto di Alì, entra a far parte degli atti dell'inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto della Dda di Palermo, Marzia Sabella, e affidata ai sostituti procuratori Geri Ferrara e Giorgia Spiri che ha già portato nei mesi scorsi all'individuazione in due centri di accoglienza italiani di due dei carnefici del centro di detenzione, arrestati e ora sotto processo. In un incidente probatorio i sette migranti che collaborano hanno ribadito le loro accuse nei confronti dei loro carcerieri e fornito le sconvolgenti prove, tra cui le foto custodite nei loro telefonini e inviate alle famiglie, di quello che accade dentro quella fortezza inaccessibile difesa da filo spinato e guardie armate di kalashnikov.

E per la prima volta è stata fornita anche una descrizione del misterioso generale Alì: arabo, scuro, capelli lunghi, dall'andatura zoppicante e le spalle incurvate, non giovane né vecchio. Abiterebbe in una villa sulla collina che domina il ghetto, alle  porte della città di Sabha, e adesso la Dda di Palermo ha fatto partire la caccia all'uomo con la collaborazione dei servizi di sicurezza.

Drammatiche le testimonianze dei sette migranti sopravvissuti che hanno visto uccidere e stuprare, donne e bambini morire di fame ed essere buttati via in sacchi di immondizia.

Ad aprire la strada della collaborazione un giovane nigeriano: "Nel mio paese studiavo legge e so che la tortura è un reato universalmente riconosciuto in tutto il mondo. Per questo quando sono arrivato a Lampedusa, ho deciso subito di denunciare tutto alla polizia".                                                                E' una notizia di un giornale che dovrebbe farci riflettere ciao...

sabato 11 novembre 2017

L'attesa sarà lunga.

Buongiorno, sono parecchi mesi che nessuno scrive sul blog. Ho lasciato le chiavi del blog ai nuovi arrivati RSU, ma probabilmente non hanno nulla da scrivere. Sono ormai passati sei mesi ma purtroppo il rinnovo del contratto aziendale non c' è.  Da parte aziendale non ci sono risposte che io sappia. So per esperienza personale che è estremamente difficile  trattare con la nostra dirigenza. Purtroppo abbiamo anche le nostre responsabilità, andare a trattare con il cappello in mano, non ci fa guadagnare rispetto e forza. Ma sono da molto tempo la volontà della maggioranza. Sono convinto che la futura contrattazione, debba essere attuata in modo rivendicativo, e debba essere abbandonato il modo concertativo, molto caro anche a una gran parte del mondo sindacale. Certo con la nostra realtà interna sarà molto ma molto difficile tornare ad un modello di relazioni sindacali rivendicative

L'organizzazione aziendale sta cercando di migliorarsi, ma senza un coinvolgimento della base i risultati sono e saranno scarsi .Sono le scelte, che in Italia, la maggior parte dei signori Brambilla segue, spremere economicamente i dipendenti dove può, tagliare, non investire sulla crescita professionale non stare ad ascoltare non coinvolgere, ma cosa più grave non vedere oltre....Sono molto severo, forse, ma sono preoccupato per i giovani non vedo futuro per loro, c' è solo un tirare a campare, un qualunquismo generale. Concludo con solo un arrivederci a presto.

domenica 14 maggio 2017

Rinnovo contratto

Buongiorno, come già scritto il prossimo mese scade il contratto aziendale. Voglio fare dei suggerimenti personali. Primo fra tutti bisogna mettere al centro come pregiudiziale irrinunciabile la parità di diritti tra nuovi e vecchi assunti, mi spiego,  il premio aziendale deve essere esteso a tutti i lavoratori. Su questo punto dovrà lavorare la nuova RSU, e   so bene che non sarà facile,ma bisogna farlo , questo porterà unità tra i lavoratori. Non ci sarà più lavoratori di serie A o B facilmente ricattabili. Secondo suggerimento bisogna rivedere quella cagata pazzesca dell' assicurazione. Ha portato benefici a pochi( forse 2)ma di poca entità. Il lavoro c 'è per cui l' azienda dovrà farsi carico delle nostre richieste. Poi se qualcuno avrà altre idee, non ha che da esporle in tutta tranquillità . Per quanto riguarda i trasfertisti, io suggerirei loro di farsi migliorare soprattutto il modo  di viaggiare e l' alloggio (non siamo animali) e i limiti per il vitto ampiamente superati in tutto il mondo (  vergognoso). Questo è quanto penso, a voi il resto .Ciao  

domenica 12 marzo 2017

Rinnovo RSU

Buongiorno ,da pochi giorni è stato eletto un nuovo consiglio di fabbrica, da parte FIOM è stato completamente rinnovato, con l' elezioni di due giovani. Questo mi porta a sperare nel futuro,e soprattutto che da parte di  tutti i lavoratori possa essere fornito un maggior sostegno. Potranno ottenere risultati solo se appoggiati nel loro impegno, che non è poca cosa.Su questo blog potranno scrivere i nuovi rappresentanti di tutto ciò riterranno importante. Se il blog UNIONFRI continuerà a sopravvivere, e ad attrarre l ' attenzione di sempre più persone, che vogliano far sentire la propria  opinione e partecipazione sarà un qualcosa di positivo. Lo scopo per cui è nato il blog, è creare partecipazione condivisione e informazione. Purtroppo i risultati sono inesistenti, ma non per questo dobbiamo scoraggiarci. A giugno ci sarà il rinnovo del contratto aziendale, vedremo come andrà. Il blog potrebbe fornire un aiuto alla stesura delle richieste da avanzare. Grazie 

sabato 25 febbraio 2017

Salari fermi

Buongiorno questo articolo l ho trovato su internet lo condivido con voi grazie.                                      

Gli stipendi non crescono: ecco perché l'Eurozona non si libera dello spettro deflazione

La fiammata dei prezzi registrata negli ultimi tempi è in realtà legata al caro-petrolio. Ma si esaurirà nei prossimi mesi, come riconoscono gli stessi tedeschi che vorrebbero disarmare la Bce di Draghi. Il problema è che senza rialzo dei salari non ci sarà una vera ripresa

C'è la deflazione avvolta dentro quella che viene celebrata come la ripresa dell'inflazione europea? Sembra un paradosso, ma, nella situazione attuale, non lo è. Anche se, per spiegarlo, bisogna evocare un fantasma, da tempo scomparso dal discorso pubblico in Europa: i salari. Invece, nei prossimi mesi sentiremo parlare dei pericoli dell'inflazione e della necessità di tenerla a bada, che, fra le altre cose, significa tenere ben nascosto in cantina quel fantasma.

L'onda, ancora una volta, parte dalla Germania, dove un'inflazione all'1,9 per cento - dunque a ridosso dell'obiettivo ufficiale della Bce - ha subito moltiplicato gli appelli a tagliar corto con la politica della moneta facile di Draghi, a rimettere all'in su i tassi di interesse, a rinunciare a stimolare artificialmente l'economia. A registrare la ripresa dell'inflazione non è, del resto, solo la Germania. Per la prima volta in quasi quattro anni, anzi, tutta l'Eurozona è uscita dall'ombra della deflazione: rispetto al gennaio 2016, i prezzi sono aumentati in media, nei 19 paesi dell'euro, dell'1,8 per cento. Solo che, come ha fatto capire con garbo Mario Draghi, è un miraggio creato dai riflessi di un barile di petrolio. Un anno fa, il greggio faticava a stare sopra i 40 dollari, oggi oscilla intorno a 55 dollari: un aumento di quasi il 40 per cento per uno degli ingranaggi fondamentali dell'economia. Gli esperti escludono un altro balzo simile del greggio. Dunque, quel
40 per cento sarà statisticamente assorbito nei prossimi mesi, man mano che il confronto si farà con mesi in cui il prezzo del barile era più alto. Lo ha fatto notare Draghi e c'è chi ha fatto i conti. La media dell'inflazione dell'area euro sarà dell'1,8 per cento quest'anno, per calare all'1,3 per cento nel 2018, secondo gli analisti Barclays. Per Goldman Sachs, già nel secondo semestre 2017 i prezzi rallenteranno all'1,3 per cento, per scendere sotto l'1 per cento all'inizio del 2018.

Del resto, i dati dicono che, al netto dell'energia, l'inflazione base non si schioda dall'1 per cento ormai da tre anni. E quell'1 per cento vale anche per la Germania: l'84 per cento dei prodotti, in Germania, riconoscono gli economisti di Deutsche Bank, non registrano pressioni inflazionistiche. Il pericolo deflazione, insomma, è ancora in agguato. Anzi - ecco il paradosso - questa fiammata di inflazione, finché durerà, lo renderà più minaccioso.

Più l'inflazione sale, infatti, più i salari reali scendono. Lo certifica un grafico preparato da un think tank inglese, Bca Research, da cui risulta che "quando l'inflazione arriva al 2 per cento, i salari reali vanno in recessione". E' un fatto insieme aritmetico e politico: reali significa al netto dell'inflazione. Quindi, se l'inflazione sale e i salari no, le buste paga si restringono. Meno potere d'acquisto alle famiglie, meno consumi, più pesanti i debiti, più faticosa una ripartenza dell'economia. Difficile pensare ad una vigorosa ripresa dell'economia europea se non si alimenta una componente fondamentale della domanda come i consumi delle famiglie. E senza di essa, anche l'inflazione base continuerà a languire intorno all'1 per cento. Il nodo sono le buste paga: "Perché aumenti l'inflazione base - riconoscono gli economisti della Deutsche Bank, la più importante banca privata tedesca - bisogna che crescano i salari".

Perché non crescono? Ci sono due diverse intepretazioni. La prima è che il mercato del lavoro sta cambiando e i disoccupati di ieri, nel pieno di una diffusione sempre più veloce di software e automazione, trovano lavori meno qualificati e peggio pagati. La seconda è che i lavoratori, a livello nazionale e aziendale, hanno perso potere contrattuale. Le due interpretazioni non si escludono. Il punto è che non basta sperare in una ripresa per credere ad una inversione di tendenza: in Germania - nota sempre la Deutsche Bank - c'è la piena occupazione, ma i salari non riescono a crescere più del 2 per cento.

sabato 10 dicembre 2016

Evasione.

eurobarometro


L'esercito inarrestabile degli evasori: il risparmio cala in Italia e cresce offshore

Secondo uno studio di Bankitalia, ci sono fra 127 e 178 miliardi di dollari di tesoretti che risultano detenuti, ma non dichiarati

Altro che Panama Papers e Luxleaks: i soldi che i ricchi, in persona o attraverso le loro aziende, continuano a imboscare all'estero patrimoni e guadagni e la montagna dei capitali clandestini diventa sempre più alta. L'ondata di condoni - con il nome benigno di "voluntary disclosures" - che ha investito, negli anni scorsi, un po' tutti i maggiori paesi europei non ha affatto, come si diceva, chiuso un'epoca e riportato le pecore nere all'ovile, ma, al contrario, riattizzato le tentazioni. Nell'anno successivo alle rivelazioni che il Lussemburgo di Juncker stringeva accordi di favore con le multinazionali, il Granducato ha aumentato del 50 per cento il numero di contrattini segreti sul trattamento fiscale con aziende di vario tipo. E non c'è solo il Lussemburgo.

In tutta Europa, riporta Eurodad, una Ong basata a Bruxelles, gli accordi di favore fra governi e aziende sono passati da 547 nel 2013 a 1.444 a fine 2015. Ma più che l'elusione, può l'evasione. In materia di condoni, il caso italiano è di scuola: a fine 2008, secondo le stime di allora di Bankitalia, gli italiani tenevano nascosti all'estero capitali per 134 miliardi di dollari, in azioni e obbligazioni, più una settantina di miliardi in conti bancari: un totale di 200 miliardi. Con la "voluntary disclosure" del 2010 ne sono rientrati 56 miliardi. Nel giro di tre anni, a fine 2013, stima di nuovo Bankitalia, siamo tornati al
punto di partenza e magari anche un po' più in là: all'estero risultano capitali italiani, ammassati in azioni, obbligazioni, conti bancari, per 200-250 miliardi di dollari. La fuga di massa è un'abitudine.

E' la sconsolata conclusione di uno studio appena pubblicato da tre economisti di Via Nazionale (Valeria Pellegrini, Alessandra Sanelli, Enrico Tosti) che cerca di valutare statisticamente l'entità dei capitali clandestini, mettendo a confronto i dati della bilancia dei pagamenti con quelli della posizione finanziaria netta dei singoli paesi. Il risparmio italiano, a quanto pare, diminuisce in Italia, ma ingrassa nei paradisi fiscali. Di risparmio, infatti, nel senso di quattrini veri, e non di poste di bilancio, si tratta. Nel senso che, per tre quarti, a portar fuori i soldi sono quell'aggregato che si chiama "famiglie" (e dunque, singoli individui o piccole imprese), piuttosto che aziende. Circa 100 miliardi sono finiti in azioni, 22 in obbligazioni e fra 75 e 124 miliardi riposano in conti correnti. Non tutti questi tesoretti, in verità, sono clandestini. Ma il grosso, sì: fra 127 e 178 miliardi di dollari risultano detenuti, ma non dichiarati.

Quante cose e, forse, anche quante riforme potrebbe fare un governo italiano se quei soldi uscissero alla luce del sole? Il discorso, a questo punto, è puramente teorico, ma Pellegrini, Sanelli e Tosti calcolano che lo Stato potrebbe reclamare fra 400 milioni e 1,4 miliardi di dollari l'anno di tasse sulle rendite finanziarie, in pratica l'equivalente di un decimo del gettito effettivo. Il grosso, comunque, lo darebbe l'imposta personale sul reddito: sullo stock di 200-250 miliardi accumulato, l'imposta darebbe un gettito complessivo di 50-100 miliardi di dollari, l'equivalente di quattro o cinque leggi di Stabilità.

Il caso italiano è vistoso, ma tutt'altro che unico. Nei paradisi fiscali ci sono complessivamente imboscati, a livello mondiale, 6-7 mila miliardi di dollari, che non hanno nulla a che vedere con le contorsioni fiscali delle grandi multinazionali come Apple o Google (che, formalmente, sono in  regola) ma sono soldi nascosti alla spicciolata da eserciti di evasori. I quali riescono così a sfuggire (dicono i riscontri statistici dello studio) a imposte sul capitale per 20 miliardi di dollari, come minimo, 42 miliardi come massimo. L'evasore globale, soprattutto, si mette al riparo da imposte sul reddito per 2-3 mila miliardi di dollari.

E tutta la grancassa sui codici Ocse e gli accordi di trasparenza a livello mondiale con i paesi a fiscalità più svelta che vengono firmati al ritmo di uno al mese? Pellegrini, Sanelli e Tosti sono assai poco ottimisti: perché funzionino devono essere applicati, tutti insieme e in modo coordinato, altrimenti si finisce per inseguire i capitali in un interminabile gioco di guardie e ladri. Per ora, è solo un obiettivo.

(10 dicembre 2016)

Corruzione.




Non si dovrebbe nemmeno più spiegare l'importanza della lotta alla corruzione. Invece, basta solo un dato, per controbattere che non se ne parla mai abbastanza: in Italia, il 52 per cento delle grandi opere approvate nel 2015 è sotto inchiesta. Sarà anche per questo che l’Italia è al 61esimo posto su 168 paesi nell’Indice di Corruzione percepita nel settore pubblico, secondo lo studio che ogni anno viene redatto da Transparency International. Andiamo un po' meglio di un anno fa, quando eravamo al 69.0 posto. Ma abbiamo recuperato nei confronti del resto del mondo, perché in Europa siamo rimasti al penultimo posto, con alle spalle solo la Bulgaria e abbiamo davanti paesi come la Romania e la Grecia che non sono certo noti per la trasparenza del settore pubblico.
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Tutto questo è sempre meglio ribadirlo nella giornata mondiale nella lotta alla corruzione, che in Italia invece è passata sotto silenzio, "monito" del presidente della Repubbliva Sergio Mattarella a parte. Invece, la corruzione non è solo un reato che va perseguito penalmente. Per quanto nel 2015, solo lo 0,5% dei detenuti (299 su 53.889) è in prigione per reati di corruzione.
La corruzione è un freno alla crescita economica di un paese. Tutti gli studi sono concordi: a più alto livello di corruzione corrispondono meno competitività, meno investimenti esteri, meno produttività, meno progresso tecnico, un minor numero di imprese sane e alla fine anche più disoccupazione. Non sarà un caso, allora, se l'Italia occupa soltanto il 18°posto nel Global Competitiveness Index (World Economic Forum, 2015) che valuta annualmente la produttività e l’efficienza dei paesi. La corruzione impedisce una sana concorrenza tra imprese, costringendo al fallimento l'onesto che non si piega invece dell'incapace che è disposto a pagare.
mani-pulite
Così come non è un caso che nell'analisi del voto referendario si è scoperto che molti cittadini hanno votato per il No anche per impedire che il Senato potesse essere eletto dai consiglieri delle Regioni, l'istituzione che viene percepita come poco trasparente, costosa e ricettacolo di piccola e grande corruzione.
Se l'esempio non viene dall'alto, può invece arrivare dal basso. Molto dei dati qui segnalati, li trovate sul sito di Riparte il futuro: loro si definiscono come "una comunità digitale apartitica di oltre 1 milione di persone che cerca di sconfiggere la corruzione promuovendo la trasparenza e la certezza del diritto". Cosa fanno? Raccolgono dati e segnalazioni e raccolgono firme per promuovere una legge che tuteli di whistleblower, coloro che sul luogo di lavoro denunciano la corruzione e vanno tutelati per il loro coraggio. Come ricordano si tratta di "casi sempre più numerosi: nel 2015 la sola Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) ha ricevuto 200 segnalazioni. Una media di 17 al mese, che si mantiene costante anche nel 2016".
Così come riordano che "la Camera ha approvato lo scorso 21 gennaio una proposta di legge sulla protezione dei whistleblower, ma la Commissione Affari Costituzionali del Senato non ha ancora deciso quando metterla in calendario per discuterla".
Ma non ci sono solo loro. Ci sono altre piattaforme con cui interagire e dare un contributo come cittadini. Le ha messe in fila la collega Ilaria Liberatore, in un articolo che trovate sul sito de La Stampa. C'è ALAC, piattaforma digitale di Transparency International Italia: raccoglie segnalazioni anonime contro la corruzione (viene tenuto coperto l’indirizzo IP). Sempre da Trasparency abbiamo Curiamo la Corruzione, che si dedica alla malasanità, il settore dove maggiore sono gli sprechi (una azienda sanitaria su tre ha subito inchieste). Poi ci sono i giornalisti del nucleo IRPILeaks (“Italian Reporting Project Initiative”), che garantiscono l'anonimato con il software open source Globaleaks.
A volte basta una piccola email per ottenere grandi risultati.

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